Genitori Docenti

Incontro con Agnese Moro

L’incontro è stato rivolto a tutte le classi della Scuola Secondaria di I e di II grado, durante il quale gli studenti hanno potuto confrontarsi con Agnese Moro, la figlia di Aldo Moro, noto statista italiano e tra i fondatori della DC che è stato rapito e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. In seguito a un ringraziamento speciale da parte della Preside per la generosa disponibilità della signora Moro e a una presentazione del prof. Bellamoli in cui è stato illustrato il lavoro svolto nelle classi e le tematiche intorno alle quali si è riflettuto, come quelle della perdita, del perdono e della violenza, si è permesso agli alunni di partecipare attivamente ponendo alcune delle domande che erano emerse dalle lezioni e laboratori svolti in aula. L’esperienza ha permesso ai ragazzi di calarsi nelle difficoltà e nelle tensioni degli anni di piombo e nella toccante esperienza che ha vissuto personalmente Agnese Moro, la quale ha insegnato a ciascuno di noi qualcosa in più sulla vita e sulla storia del nostro bellissimo Paese.
 
CITAZIONI DI AGNESE MORO

“Dobbiamo mettere in crisi il concetto di perdono, perché ci divide, non ci unisce. Perdono per me è una scelta, vuol dire farla finita con quei sentimenti di cui diventi schiava, come odio e rancore, vuol dire imparare a riconoscere che l’altro, anche l’assassino di tuo padre, è un essere umano, come te, con pregi e difetti.”
 
“Ascoltare a volte è davvero difficile perché è dura sentir dire che tuo padre è stato ammazzato per amore. Per ascoltare gli altri bisogna essere disarmati, cioè togliere pregiudizi e aspettative che puoi avere in te e nell’altro."
 
“La tensione nasce dall’idea che non ci sono modi democratici per risolvere un problema: se vogliamo fare tesoro di quegli anni e dell’esperienza che ha subìto mio padre allora dobbiamo credere che la violenza non sia mai la soluzione.”
 
“Ero una bambina molto paurosa e avevo il terrore del buio e dei mostri e mio padre, quando era a casa, perquisiva con me la mia stanza e mi teneva la mano finché non mi addormentavo; quella mano è rimasta stretta a me tutta la vita.”
 
“L’unica cosa che mi consolava in quei giorni terribili del sequestro era sapere che Gesù era con mio padre. Gesù dice di amare i tuoi nemici e queste parole hanno lavorato dentro me per trent’anni.”
 
“Mio padre ha scritto a ciascuno di noi una lettera d’addio e sono state ritrovate fotocopie solo 12 anni dopo: ciò che mi ha sempre commosso è il tipo di parole scelte da lui, nonostante la drammatica situazione, come ‘gioisco nel ricordarti bambina’ o ‘tanti auguri’: sono parole serene, di gioia e di speranza.”